TENERO FIORE

Tenero fiore,

piccolo, piccolo,

sboccia, sboccia,

parlami,

quando ti dipingo gli occhi

nella tua effimera bontà.

Vedo tutti i tuoi petali,

grandi, molto grandi,

racchiusi nello stesso colore.

Bianco è il tuo disegno

con garbo

di una sagoma sottile.

Colgo poesie,

tante poesie

dalla tua dolce voce.

Mangi senza bocca

le note del cielo stellato

e conti piccoli passi

che ti portano nell’Infinito.

Sorridi all’ardore più puro

nel respirare la Vita,

gustandoti a piccoli sorsi

l’acqua cristallina e brillante,

brillante, brillante

e poi ancora brillante

senza fine di parole,

incessante meta che parla,

parla di qualcosa mai vissuto,

di cose mai vissute,

tante cose,

si affacciano

sul mio viso,

sorprendono,

mi sorprendo

e scivolo giù

in un lago d’acqua,

senza respiro,

accolgo ogni parola

che definisce il giorno

e chiarifica la notte,

ma la notte ora dov’è?

Mi appare

un senso di febbre,

di calore e di riposo,

finché il mio corpo

in un solo giorno

rivive l’attimo esistente.

I versi,

i versi di tutta una vita

si moltiplicano

in altri versi,

ora la mia poesia

è poesia di tutti i tempi

e non sconvolgo più

il Piano dell’Esistenza,

ma è l’Esistenza stessa

che sconvolge la mia Anima.

Si crea una forma

d’arte complessa

e il Fiore,

il Tenero Fiore,

accosta tutte le sue parole

al mio viso.

MUSICALITÀ.

© ® Il canto degli occhi – Federica Pedullà
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